Come volevasi dimostrare. Ecco che, mentre la Regione approva un DDL (disegno di legge) che fa acqua da tutte le parti, con la pretesa di tutelare così il suolo abruzzese dalle perforazioni petrolifere e dalle lavorazioni del petrolio, in mare si pensa a nuove concessioni di ricerca ed estrazione di idrocarburi. Dove? Di fronte alle nostre spiagge. A soli 5 chilometri dalla spiaggia di Punta Aderci. Praticamente a ridosso della battigia. La distanza è davvero poca cosa. Basti pensare che da Vasto sono visibili le Isole Tremiti, che distano da Punta Penna circa 80 km. Delle piattaforme a soli 5 km sarebbero uno scempio paesaggistico, inaccettabile per una città che vuole fare del turismo la sua principale fonte economica.
D’altronde era evidente che sarebbe andata a finire in questo modo. Le lobbies del petrolio hanno in mare i loro principali interessi legati, ovviamente, in primo luogo ai profitti più facilmente perseguibili. Si legge infatti sul sito della Cygam Energy Inc. di cui la Vega Oil S.p.A. è la sua referente registrata in Italia e che ha il permesso per la piattaforma Elsa-2: «la struttura in Italia delle royalty è una delle migliori al mondo. Per i permessi off-shore, le royalty sulla produzione è solo del 4%, con la clausola che non si paga nulla per i primi 300.000 barili di petrolio all’anno, per campo. Questo significa che i primi 822 barili al giorno, per campo sono gratuiti.»
Insomma, mentre i petrolieri fanno profitti, mentre la Giunta Chiodi si occupa di approvare un DDL inconsistente e praticamente inutile, a noi vorrebbero lasciare un mare irrimediabilmente contaminato da sostanze chimiche tossiche e dai fondali distrutti dalle perforazioni eseguite con i pericolosi fanghi perforanti.
Le spiagge rischiano l’erosione e l’arretramento e la popolazione ittica potrebbe subire una forte riduzione. Mentre le specie marine sopravvissute alle attività di ricerca ed estrazione del petrolio, accumulerebbero sostanze tossiche destinate ad entrare nella catena alimentare e quindi nell’organismo umano: piombo e mercurio entrerebbero nel nostro corpo, mentre allegramente mangiamo spigole al forno.
E così intere economie rischiano di scomparire: la pesca sarebbe fortemente compromessa; né si potrà contare sul turismo; mentre l’agricoltura verrebbe danneggiata dalle emissioni in atmosfera delle sostanze velenose delle attività petrolifere. In poche parole, il nostro territorio sarebbe portato alla fame.
Siamo ancora in tempo per esprimere forte tutta la nostra disapprovazione e dobbiamo farlo. Il circolo di Rifondazione Comunista sta preparando delle osservazioni da inviare agli organi competenti, per fermare quello che si annuncia poter essere un disastro per l’ambiente, la salute pubblica e l’economia del nostro territorio. Invitiamo tutti i cittadini a fare ed inviare le proprie osservazioni o a dare il loro contributo a quelle del nostro circolo. È in gioco il futuro di tutti. Mobilitiamoci.
Carmine Tomeo
Pericolosi progetti petroliferi per la riserva naturale
dicembre 30th, 2009
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