Ambiente vs lavoro

Quando la politica non sa connettere i bisogni

Ragionare per compartimenti stagni è un male politico, spesso direttamente legato alla propaganda. Qualche esponente di partito vastese ce ne dà dimostrazione in questi giorni di fermento cittadino, intorno alla cava progettata per Punta Penna, dicendo che la tutela ambientale sarà pure una questione importante, ma più importante ancora è il lavoro.
Pensare ad ogni argomento come una cosa a sé stante, può portare forse qualche voto in più all’occasione, ma di certo lascia i problemi dove stanno e cioè sulle spalle delle persone ed in genere su quelle di chi ha meno tutele. Facciamo un esempio concreto, guardando alla lotta che il Prc sta portando avanti contro i pozzi petroliferi a Vasto e non solo. Tutelare la riserva di Punta Aderci dalle piattaforme di petrolio, significa tutelare centinaia di posti lavoro, con il progetto ambizioso di creare nuove opportunità occupazionali. Ed è quello che migliaia di persone in Basilicata avevano sperato si facesse per la loro Val d’Agri, dove si scavano pozzi petroliferi ed è installata una raffineria.
In un rapporto del gennaio 2009 della Cgil lucana sui dati occupazionali in Val d’Agri, si legge che gli occupati nel settore petrolifero, tra diretti ed indotto, sono meno di 1500 e solo il 37% del luogo, in quanto molte aziende vengono dal Nord Italia. Mentre alcune imprese locali hanno chiuso; l’agricoltura dell’area è in forte difficoltà a causa dei terreni contaminati; il turismo risente della ferita inferta al Parco nazionale della Val d’Agri. E quando tra non molti anni le attività petrolifere saranno antieconomiche, i petrolieri abbandoneranno l’area lasciandosi dietro danni ambientali e disoccupazione. Proprio un bell’affare… ma solo per le lobbies del petrolio!
Un affare che sarebbe allo stesso modo devastante per l’Abruzzo, che vanta il 30% di aree protette del proprio territorio. Se solo potessimo contare su validi amministratori e governanti, lungimiranti e responsabili, l’Abruzzo potrebbe invece candidarsi ad essere capofila di un turismo ecologico in espansione. Si calcola che siano circa 120 milioni i turisti che ogni anno si muovono nei circuiti naturali italiani, per un giro d’affari di diversi milioni di euro, garantendo lavoro a oltre 100.000 persone.
Ecco un’alternativa valida a scellerati progetti ad alto impatto ambientale, capaci di portare reali e duraturi vantaggi economici e occupazionali, costringendo alla conservazione del patrimonio naturale ed alla tutela della salute pubblica.

Carmine Tomeo

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