L’era glaciale del centrosinistra

Inizia una primavera glaciale per il popolo della sinistra. Dopo i risultati elettorali in Francia, dopo manifestazioni che hanno riempito le piazze su temi come diritto all’informazione libera, tutela della costituzione, dell’istruzione pubblica, dell’acqua pubblica, dopo i tanti scioperi partecipati dei lavoratori in crisi, ci si aspettava un risultato elettorale diverso, o per lo meno una vittoria del centrodestra meno dilagante. L’astensionismo in crescita non penalizza il centrodestra ma proprio il centrosinistra. Le incertezze politiche del PD, le diverse anime della Sinistra (seppur all’interno di un processo di riavvicinamento) hanno portato gli italiani a lasciare a casa le tessere elettorali, ovvero li hanno portati a votare Grillo e rinforzare la Lega Nord. E’ indubbio che l’astensionismo, la crescita dei grillini e della lega sono il sintomo di un populismo che avanza ma credo che non sia solo questo.
Il populismo non può essere l’alibi per accettare amaramente una sconfitta. Mentre il PD persevera nell’ambiguità, continuando gli errori veltroniani del “guardarsi da tutte le parti”, la Federazione della Sinistra non convince e sembra non voler comprendere che i suoi elettori sono stanchi delle divisioni e non premiano il tentativo di un riavvicinamento timido.
E’ la mancanza di un alternativa credibile al governo Berlusconi, le ambiguità del centrosinistra, le fratture mal celate della sinistra che ci fanno perdere. E’ su questo che dovremmo concentrarci. La crescita del Grillismo avrà a mio avviso, una sua discesa naturale, come quella che sta colpendo l’IDV che evidentemente non inganna più gli italiani con i suoi slogan antiberlusconiani e con le sue “non proposte” di governo (- 1 % dalle recenti europee).
Per governare, prima ancora che per sconfiggere Berlusconi, è necessario unità a Sinistra, coerenza e chiarezza politico programmatica e dobbiamo fare i conti con il bipolarismo. L’esempio Vendola in Puglia è tutto questo. Il buon risultato di Massimo Rossi nelle Marche, è quasi tutto questo. Il bipolarismo, nonostante il suo 7,2 % lo ha sconfitto e nonostante l’elezione di un rappresentante in regione per la Fed. della Sinistra, il bravissimo amministratore Massimo Rossi, attuatore pioniere della democrazia partecipata, resta fuori dalla Regione. Anche il successo della Lega è tutto questo, gli elettori ci trovano coerenza e territorialità, crescono a discapito del PDL ma anche perché più credibili in coalizione con il PDL che da soli. E poi dobbiamo fare i conti con la televisione. I Presidenti eletti sono prima di tutto volti noti della televisione che ne fa crescere la simpatia popolare.
Questo è un fenomeno terribile quanto reale ed è il sintomo della decrescita culturale del nostro Paese. Saremo in grado, visto l’oscurantismo mediatico, di trovare altenative e spazi si comunicazione?
Rimanendo in casa e guardando il nostro Abruzzo, la delusione è ancora maggiore. Perdere Chieti era abbastanza certo, meno la sconfitta della Pezzopane che regge a L’Aquila città e straperde altrove. Il senatore Piccone e i suoi uomini ci fanno comprendere amaramente che più che volere un cambiamento, gli abruzzesi rimpiangono un passato non tanto lontano, quello della dolce vita della prima Repubblica dove la DC regnava sovrana con i suoi metodi. E anche in Abruzzo come altrove, mancano i principi necessari per governare. E li ripeto: unità tra i partiti di sinistra, chiarezza e coerenza politica, maturità nell’affrontare il bipolarismo. Il centrosinistra di Vasto sarà in grado di comprenderlo?

Marco Marra

You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

Subscribe to RSS Feed